LA STORIA DELLE OMBRE RUBATE

C'ERA UNA VOLTA, non tanto tempo fa,  la signora ed il signor Camelli  che, volendo  fare un'escursione sull'Everest, date le pessime condizioni atmosferiche dell'Himalaya, non poterono che accontentarsi degli Appennini .

A metà dell'escursione, i coniugi furono costretti a ritornare in albergo per potersi  riprendere dalla stanchezza che avevano accumulato percorrendo le ripide stradine di montagna.

Alle ore sei e trenta minuti, come ogni mattina, la signora Camelli si alzò per andare a fare colazione giù in sala mensa. Passò davanti ad una luminosa finestra, guardò il bel paesaggio attraverso i vetri. Fu allora che i presenti nel corridoio si accorsero che... guardava esterrefatta a terra: la sua ombra non si rifletteva sul pavimento come avrebbe dovuto fare .

Chiamò con l'interfono il marito che dormiva beatamente, lo svegliò ed insieme corsero alla stazione di polizia. Denunciarono il furto dell'ombra e, dopo vari tentativi  per convincere il maresciallo, fu scritto  “…si denuncia un anonimo per il furto di un'ombra appartenente alla sig.ra Camelli.”

Tornarono in albergo con   le lacrime in viso e la rabbia in corpo.

In quella notte furono denunciate altre tre scomparse di ombre, e tutte appartenenti a coppie di sposi.  Neanche Scotland Yard e la CIA, venute in Italia per investigare sul caso, poterono far nulla.

L'albergo si svuotò completamente e la vacanza finì prima del previsto.

Ritornati a casa, la signora Camelli trovò la sua ombra che l'aspettava.

Aveva preferito la tranquillità del loro piccolo appartamento, di cui conosceva e adorava ogni angolo, agli ampi spazi sconosciuti.

ANDREA RESCENZO


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