Profiling e metodi di valutazione qualitativa

6/9/99

 

Riferimento bibliografico - Susanna Mantovani "La ricerca sul campo in educazione: i metodi qualitativi" - Ed. Bruno Mondadori

Che cosa è e a che serve

Il profiling è un metodo di valutazione qualitativa, molto diffuso soprattutto nei paesi anglosassoni, sviluppato per valutare, spesso in modo personalizzato sul singolo studente, abilità varie, tipi di comportamento sia in generale sia in specifiche situazioni, aspetti della personalità, ecc., cioè tutti quegli elementi che servono per individuare il profilo dello studente. È particolarmente utile nei casi di abbandono degli studi, perché aiuta ad individuare il profilo professionale dei ragazzi, oppure per l'orientamento nei riguardi della continuazione degli studi.

Quando è utile utilizzare un metodo di valutazione qualitativa:

Vi sono numerosi pregiudizi nei riguardi delle valutazioni qualitative, in particolare spesso si considera che:

Questi pregiudizi non sono giustificati perché anche una valutazione qualitativa, se ben impostata, può essere fatta con criteri e metodi altrettanto rigorosi, riproducibili e confrontabili, come vedremo.

Metodi di valutazione qualitativa

Si distinguono in non strutturati e strutturati.

I metodi non strutturati

Costituiscono il primo livello, sono completamente aperti e permettono un'analisi di tipo descrittivo della situazione. L'analisi ha lo scopo di individuare gli aspetti e i parametri importanti da considerare. Sono tipicamente la descrizione analitica e non valutativa, la registrazione, la videoregistrazione, l'intervista, il racconto, la verbalizzazione, ecc. Sovente la valutazione qualitativa si ferma a questo livello ad esempio quando si lavora con bambini molto piccoli e non si sa bene, a priori, che cosa si vuole osservare ma è importante essere aperti a tutte le indicazioni che emergeranno dall'evoluzione dinamica della situazione.

Per cogliere completamente gli aspetti vari di una situazione complessa, i pedagogisti consigliano che la persona che registra o descrive non sia la stessa che conduce l'attività: questo perché chi conduce l'attività ha necessariamente un programma in mente o almeno delle aspettative e quindi tende ad applicare una chiave di lettura non completamente priva di preconcetti.

In attività di Scuola Media, il primo livello può essere applicato utilmente in fase di avvio di una nuova sperimentazione, in cui non sono ancora ben chiari i parametri che sono importanti, oppure non si può prevedere la risposta della classe alle nuove proposte, o le difficoltà che emergeranno in itinere. È sicuramente utile anche con una classe nuova - ad esempio una prima - per la quale non si è pronti a dare subito una classificazione. Inoltre sarebbe bene tornare sempre a questo livello quando emergono aspetti nuovi, che richiedono un'analisi non ancora codificata, anche se questo capita nel mezzo di un'attività ben collaudata o con una classe che si pensa di conoscere bene.

Nei nostri progetti abbiamo sostanzialmente utilizzato la descrizione analitica nei diari di bordo, nelle discussioni durante le riunioni periodiche al dipartimento di fisica, in alcuni mail nella fase di avvio del progetto, nei disegni, foto, ecc., cioè in tutte quelle documentazioni che abbiamo classificato come chiacchiere. Sicuramente possiamo utilizzarla meglio e in modo più sistematico, particolarmente nelle fasi di avvio dei progetti.

In particolare converrà concordare in modo più sistematico gli aspetti comuni fra le diverse classi che vogliamo osservare e descrivere, per poterli confrontare: per ora, di sistematicamente comune abbiamo solo la presentazione della classe e qualche disegno (ad esempio del sito). Vi inviterei a cercare altri aspetti descrittivi che avete trovato utili, in modo da socializzarli con le altre classi e quindi permettere un confronto fra classi diverse.

I metodi strutturati

Questi metodi necessariamente richiedono di limitare il campo di osservazione in modo da approfondire solo quegli aspetti che sono considerati più interessanti, in base a quanto emerso dall'analisi non strutturata o da conoscenze già acquisite.

Il vantaggio è di scendere più in profondità (in certe situazioni l'analisi completamente destrutturata può diventare superficiale), di far cogliere più facilmente eventuali relazioni, operare confronti fra situazioni diverse o apprezzare l'evoluzione nel tempo. E' inoltre più economico in termini di tempo e di risorse, perché ogni analisi non strutturata (descrizione, intervista, racconto, ecc.) va comunque analizzata successivamente per estrarre le informazioni utili.

Lo svantaggio è il rischio di perdere di vista aspetti importanti, oppure non cogliere aspetti nuovi, non previsti nell'impostazione iniziale, perché si restringe a priori il campo di osservazione. Pertanto è importante reinserire l'analisi non strutturata ogni volta che si capisce di essere di fronte a qualche aspetto rilevante non previsto.

I due metodi più comuni sono la check list e la griglia osservativa.

La check list è sostanzialmente una lista della spesa: è un elenco di tutto ciò che si pensa sia utile osservare o annotare, a scopo principalmente di promemoria. In realtà non è unicamente un promemoria, perché nel redigere l'elenco, si tien conto dell'importanza dei vari passi, in relazione agli obiettivi che ci si prefigge. È utile soprattutto in fase di avvio di un'attività, perché aiuta, oltre che a non dimenticare le cose importante, a focalizzare gli obiettivi che si vogliono raggiungere.

Pensando ad esempio al progetto SITO, una check list per una campagna di presa dati potrebbe essere di questo tipo (indico fra parentesi se il lavoro va fatto in classe o con singoli ragazzi, se non indico nulla ritengo che riguardi solo l'insegnante):

  1. Formare i tre gruppetti di ragazzi che faranno la misura di temperatura, di percolazione, di compattezza (in classe);
  2. Discutere come e quando i gruppetti di ragazzi faranno le misure (in classe);
  3. Verificare che gli strumenti di misura funzionino bene e che i ragazzi sappiano usarli (con i singoli gruppi);
  4. Verificare che i ragazzi facciano la misura nei tempi e modi concordati ed esaminare i dati presi (con i singoli gruppi);
  5. Mettere insieme i dati e discuterli (in classe);
  6. Preparare il messaggio con la tabella dei dati da inviare (in classe);
  7. Verificare che il computer per l'invio dei dati sia disponibile,
  8. Verificare che il gruppetto preposto all'invio dei dati esegua il lavoro,
  9. Verificare che i dati arrivino a destinazione.

La check list, oltre a ricordare alcune cose pratiche di scarso interesse ai fini della valutazione anche se essenziali per la riuscita dell'attività, tiene implicitamente conto degli obiettivi. Ci sono in particolare gli obiettivi che riguardano strettamente l'educazione scientifica (usare correttamente gli strumenti di misura, rilevare correttamente i dati, abituare i ragazzi a registrarli correttamente, preparare tabelle e confrontare i risultati), ma anche di quelli più generali (capacità di eseguire una consegna, di lavorare in équipe, di comunicare, ecc.). Può essere arricchita da notazioni che aiutino a ricordare cose importanti (ad esempio che i gruppetti vanno formati secondo certi criteri, oppure che i dati debbono essere presi o espressi in un certo modo). Tuttavia fornisce scarse informazioni sul come gli obiettivi siano stati raggiunti.

La check list viene sicuramente già usata, anche se in forma non così esplicita, nel programmare le attività, perché è uno strumento utile per non dimenticare le cose. Si tratta soltanto di usarlo sistematicamente e possibilmente con gli stessi punti in modo da avere un minimo di monitoraggio uniforme dell'attività svolta.

La griglia osservativa è il passo successivo. Può riprendere i punti rilevanti della check list, ampliarli e strutturarli, se necessario, in sottopunti e associare a ciascuno di loro un commento o un giudizio. Ad esempio, al punto 4, si possono specificare dei sottopunti che servono a valutare la qualità dei dati presi (se è stato scritto in modo esplicito in quale punto del sito è stata fatta ogni misura, se oltre al numero vengono scritte anche le unità di misura, quale è il contributo di ogni ragazzo, ecc.).

La griglia può essere arricchita e ampliata in misura diversa a seconda dell'interesse. Se usata sistematicamente permette di monitorare, a distanza di tempo, l'evoluzione del progetto e la maturazione della classe e, se condivisa da più classi partecipanti al progetto, permette il confronto incrociato: si ricuperano così alcuni dei vantaggi dei metodi quantitativi di valutazione, citati prima, senza perdere la maggiore flessibilità e ricchezza della valutazione qualitativa.

Come per la check list, anche la griglia osservativa viene già usata spesso, in particolare per valutare il comportamento e la performance generale dell'allievo, come hanno fatto rilevare quasi tutti durante la discussione. Spesso tuttavia, proprio per essere generali, diventano generiche e rischiano di appiattire tutta l'osservazione codificandola in modo standard e quindi di essere poco informative.

Conclusioni e proposte

Leggendo certe considerazioni sui metodi di valutazione qualitativi, si può avere l'impressione di riscoprire l'acqua calda, in quando, come ho già detto sopra, ci si rende conto che questi metodi vengono già ampiamente usati, perché sono basati in gran parte sul semplice buon senso. Ciò che qui propongo di diverso è sostanzialmente di applicare questi metodi, non in modo generico, ma specificamente ai singoli progetti a tutti i livelli, cioè di sviluppare, per ogni progetto, delle tipologie di descrizione, delle check list e delle griglie osservative che possano essere, in larga misura, condivise da tutti i partecipanti al progetto. Ciò faciliterà il monitoraggio del progetto, permetterà il confronto fra le diverse classi che aderiscono al progetto e anche il confronto sulle stesse classi a distanza di tempo. Le colleghe di Burolo si sono offerte di provare ad adattare al progetto SITO (o LUCE?) una griglia di osservazione che hanno sviluppato per scopi generali nella loro scuola: potremmo cominciare da quella, discuterla e adattarla anche agli altri progetti. Altre idee sono comunque benvenute.